A volte mi chiedo che fine avremmo fatto.

A volte mi chiedo che fine avremmo fatto

Caro F,
ti scrivo perché è l’unico modo che ho di raggiungerti e sentirti un po’ più vicino. Ho smesso di credere che ritornerai, anche se a volte spero di incrociare ancora il tuo sguardo per un’ultima volta.
Ci sono tante cose che ti vorrei dire e questo è l’unico modo che ho per esprimerle.
A volte mi chiedo che fine avremmo fatto se avessimo scelto di restarci accanto, invece di scappare. Che cosa sarebbe successo se ci fossimo scelti reciprocamente, senza paura di ferirci?
Mi ripetevi sempre che la vita ti aveva tirato un brutto scherzo, un dolore così grande da non poter più avvicinare un’altra persona senza ferirla.
“Non hai paura?” mi chiedevi sempre. “E di che cosa dovrei aver paura scusa?” “Di me, da un momento all’altro ti ferirò.” E con queste parole ti allontanavi sempre più da me, la persona che vedeva tutto il tuo buono.

Ti ripetevo sempre che non avevi il diritto di allontanare una persona, perché forse ti avrebbe ferito. L’amore è come una partita a carte, o la giochi e punti tutto oppure resti a guardare e non inizi neanche.
Le regole sono semplici: sei disarmato davanti all’altra persona, ma devi il coraggio di farti vedere come sei,con tutte le debolezze e i difetti. Perché se davvero quella persona ti ama, non userà mai i tuoi difetti per distruggerti, ma li custodirà dal primo all’ultimo finché non li accetterai come tuoi punti di forza.
E sappi che io ero pronta a fare questo con te, accettarti. Semplicemente, i tuoi pregi superavano di gran lunga i tuoi difetti, che comunque – detto fra noi – io adoravo.
L’unica cosa che mi rimane di te è uno scontrino scolorito di una colazione in centro, il tuo sorriso nella mia mente, la tua camminata buffa, l’odore di tabacco misto a caffè che sentivo ogni volta che ti abbracciavo ma più di tutto ricordo le tue parole.
Non dimenticherò mai niente, sarai sempre la mia questione in sospeso.

A volte mi chiedo che fine avremmo fatto.

A volte mi chiedo che fine avremmo fatto
Photo: Álvaro Serrano