Lettera From Midori, Haruki Murakami.

Lettera from Midori

Lettera from Midori

Che scrivi? le chiesi. Niente, rispose lei. Verso le tre e mezzo Midori disse: “È ora che vada, ho appuntamento con mia sorella a Ginza”.

Arrivammo fino alla stazione della metropolitana e lì ci separammo.

Al momento di salutarci Midori mi infilò nella tasca del giaccone un foglio di quaderno piegato in quattro dicendo:

Leggilo quando sarai tornato a casa. Lo lessi sul treno.

“Ti scrivo mentre tu sei da qualche parte a comprare la Coca-Cola.

È la prima volta in vita mia che scrivo una lettera a qualcuno seduto accanto a me su una panchina.

Ma se non facessi così dubito che riuscirei a farti arrivare quello che ti voglio dire.

Perché tu non ascolti niente di quello che dico, prova a dire che non è vero.

Se può interessarti, oggi tu hai fatto una cosa molto grave nei miei confronti. Non ti sei neanche accorto che ho cambiato pettinatura.

Piano piano, con sacrificio, avevo aspettato che mi crescessero i capelli e lo scorso week-end finalmente mi sono fatta fare un taglio femminile.

Ma tu non ci hai fatto neanche caso.

Ero così sicura di essere carina nella mia nuova pettinatura che non vedevo l’ora di farti una sorpresa, tanto più che era la prima volta che ci vedevamo da tanto tempo.

E tu non te ne sei nemmeno accorto! Ti rendi conto di che vuol dire?

Figuriamoci, se è per questo probabilmente non sapresti dire neanche com’ero vestita.

Ma guarda che io sono una donna. Per quanti pensieri tu possa avere, potresti almeno degnarmi di uno sguardo.

Sarebbe bastato poco. Se solo mi avessi detto, non dico tanto, qualcosa tipo ‘Carina, questa pettinatura’, ti avrei lasciato fare come volevi, immergerti nei tuoi pensieri quanto volevi.

Perciò sto per dirti una bugia. Ti dirò che ho un appuntamento a Ginza con mia sorella.

Non è vero. Pensando di restare stanotte a dormire da te mi ero portata perfino il pigiama.

Sì, se lo vuoi sapere nella mia borsa ci sono pigiama e spazzolino da denti.

Mi viene da ridere, se penso a quanto sono cretina. A te l’idea di invitarmi a casa tua non ti ha sfiorato nemmeno.

Ma non importa. Visto che ci tieni tanto a startene da solo fregandotene altamente di me, rimani pure da solo e pensa a tutti i tuoi problemi quanto vuoi senza nessuna interferenza da parte mia.

Il guaio è che non riesco nemmeno ad avercela con te. Mi sento soprattutto sola. In fondo sei sempre stato gentile con me mentre io per te non ho fatto niente.

Tu sei sempre chiuso nel tuo mondo e ogni volta che io provo a bussare e a chiamarti tu mi lanci al massimo un’occhiata e subito ti richiudi in te stesso.

Eccoti che torni con la Coca-Cola. Vieni verso di me tutto sprofondato nei tuoi pensieri.

Quanto vorrei che inciampassi! Ma non inciampi, ti siedi accanto a me come prima e bevi la tua Coca.

Avevo un residuo di speranza che tornando notassi qualcosa e dicessi: ‘Di’ un po’, ma hai cambiato pettinatura?’ Invece niente.

Se te ne fossi accorto anche in ritardo avrei strappato questa lettera e ti avrei detto: ‘Dai, andiamo a casa tua.

Ti cucinerò una cena favolosa e poi andremo a letto felici e contenti’. Ma tu sei ottuso come un pezzo di legno. Sayonara.

P.S. La prossima volta che ci vediamo a lezione evita di rivolgermi la parola.

Citazione di Haruki Murakami; estratta dal libro Norwegian Wood [Lettera From Midori]

 

Lettera from Midori
Photo: Álvaro Serrano